Possiedo un monopattino elettrico da quasi due anni, l'ho acquistato non per diletto né per curiosità, ma per semplice necessità professionale: per un certo periodo, infatti, la mia sede di lavoro si è spostata fuori città, ad una cinquantina di chilometri di distanza, tra autostrade e provinciali, in una delle aree più trafficate d'Italia: non avrei retto molto, a percorrere 100km al giorno in coda, serviva un'alternativa. Il tragitto era fortunatamente coperto con il treno, ma rimanevano scoperti due tratti: 4km dalla mia abitazione alla stazione di partenza, e altri 2km dalla stazione di arrivo fino alla sede di lavoro. Un problema comune a tutti i pendolari, del resto, che normalmente si risolve con lo spostamento dell'automobile personale da sotto casa a nei pressi della stazione, ed una lunga passeggiata per il tratto finale. E viceversa, ovviamente.

La classica situazione del pendolare

Nel mio caso, però, la questione era improponibile: i 4km da casa alla stazione erano completamente cittadini, e all'arrivo mi aspettavano strade cosparse di automobili parcheggiate ovunque, in un proliferare chilometrico di violazioni di sosta vietata tollerati giocoforza: pare che si fermi l'economia, se non si permette la sosta selvaggia nelle aree di interscambio.
Inoltre, i 2km finali diventavano un problema per i tempi: gli orari dei treni erano a ridosso dell'orario di entrata e di quello di uscita, per cui avrei dovuto arrivare tutti i giorni in ritardo e sarei dovuto uscire molto prima. Con tutta la comprensione e tolleranza dovute da una sede cosiddetta disagiata, il tempo perso era veramente troppo.

Capacità di trasporto dei vettori di trasporto più diffusi. Passeggeri per ora.

Ho iniziato a cercare una soluzione alternativa. Prima di tutto mi sono buttato sull'analisi delle biciclette pieghevoli: avevo conosciuto un tizio che ne usava una, e lui doveva fare un tratto molto più lungo del mio. Dice che lo faceva da 14 anni: da casa alla stazione, e dalla stazione al posto di lavoro. La bici era una specie di Graziella con ruote più piccole, che si piegava in due con qualche manovra  e si portava a braccio sulla carrozza, ma a causa del volume si poteva depositare solo nell'area di ingresso, constringendo quindi a fare il viaggio in piedi - nonostante le carrozze fossero semivuote. E non era l'unica difficoltà: il mio tragitto, infatti, al ritorno prevedeva una salita non molto lunga, ma parecchio ripida: all'incirca il 12%. Da uomo di pianura trovavo la cosa poco confortevole.

Peculiarità dei vari microveicoli

Così ho pensato ad una bici a pedalata assistita: mi avrebbe risolto il problema dell'inopportuna sudata appena prima di prendere il treno del ritorno, ma se ne aggravava un altro: quello del peso, durante i tragitti per il trasporto (come all'interno della stazione di partenza). Inoltre non avrei potuto lasciarla fuori casa, all'aperto: le intemperie non fanno bene all'elettronica, ed è noto che le biciclette elettriche vadano letteralmente a ruba.

Mentre mi arrovellavo sulla possibilità di trovare un compromesso di versatilità, sono incappato in un annuncio di vendita di Amazon, che proprio in quel periodo aveva deciso di mettere in commercio due modelli di monopattini di un'azienda nota a livello mondiale: marchiati Ninebot by Segway, hanno attirato immediatamente la mia attenzione.

Il mio primo monopattino elettrico, un Ninebot by Segway ES2

L'immagine qui sopra mostra quella che fu la mia scelta finale, ma non fu semplice. Nel 2018 le informazioni sui microveicoli elettrici non erano di immediata reperibilità, ed io non sapevo nulla. Si trattava di un salto nel buio, ed avevo deciso di farlo, ma ero ancora incerto: il mio problema maggiore era la trasportabilità, per salire e scendere dal treno e dai passaggi delle stazioni senza troppi patemi. Su quel fronte, monopattino, monoruote ed hoverboard se la giocavano bene, almeno sulla carta. Stavo quasi per approdare al monoruota, conscio della curva di apprendimento ma deciso a sfruttare i vantaggi della conformazione "a valigetta", ma ad un certo punto ho introdotto un altro fattore decisionale: la questione normativa. Tutti questi mezzi, infatti, non avevano alcun permesso di circolare, ed ho pensato che sarebbe stato meglio utilizzare quello che dava meno nell'occhio.

Microveicoli per tutti i gusti

Il Ninebot era perfetto, poteva anche sembrare un monopattino a spinta, ed ammetto di aver anche simulato il gesto, la prima volta che ho incrociato un vigile. Non ha funzionato, ma l'unico sguardo che ha attirato è stato quello della curiosità: giravo per un paese di provincia con un mezzo lento e silenzioso, l'idea di essere sanzionato non passava per l'anticamera del cervello né a me, né al possibile sanzionatore. Chi mai avrebbe multato una persona perché viaggia dando il minimo disturbo possibile? Il tragitto, peraltro, era un perfetto misto di strada, aree pedonali, contromano, galleria, marciapiede, e non è mai successo che io sia stato di intralcio in alcun modo: il paese era piccolo e poco trafficato, e io non ero di certo io il problema.

Poi l'attività è terminata, sono rientrato in città, e mi sono ritrovato arricchito di qualcosa: non il mezzo in sé, che si è ripagato in tre mesi di risparmio di spese di viaggio ed è il resto è stato tutto profitto, ma la coscienza della possibilità concreta di spostarsi in città in un maniera sostenibile ogni oltre immaginazione. L'automobile ha continuato a rimanere parcheggiata sotto casa, ed io ho proseguito negli spostamenti verso la sede di lavoro in città utilizzando il monopattino che, a questo punto, aveva accumulato oltre 1000km di percorrenza e mi portava diretto dal portone della mia abitazione a quello dell'ufficio.

In tutto questo tempo ho sempre pensato che questo tipo di veicoli rappresentassero l'albore di una rivoluzione: la soluzione dei problemi del traffico era lì, a portata di mano, sotto forma di un esempio virtuoso di mobilità alternativa, non solo possibile ma anche estremamente conveniente, nonché piacevole. All'estero alcuni Paesi stavano già promulgando leggi per definire le regole di circolazione e la speranza che l'Italia avrebbe dovuto muoversi, e presto, perché l'occasione di togliere parte del traffico veicolare dalle strade era veramente imperdibile.

Il resto è storia, a partire dal famigerato Decreto Toninelli, con il suo strascico di multe e restrizioni, per finire con l'Emendamento Comencini (la storia qui) che ha inaspettatamente liberalizzato la circolazione dal 1o gennaio 2020: oggi, finalmente, i monopattini elettrici possono circolare con la stesse libertà e limitazioni delle biciclette, e si può iniziare a pensare come sviluppare ulteriormente la micromobilità elettrica, creando spazi ed itinerari, favorendo lo sviluppo delle infrastrutture e di un tessuto economico legato alla mobilità dolce, che significa sviluppo e progresso, in nome dell'ecologia ma anche della comodità e del risparmio, di denaro e di risorse.

L’anno nuovo è cominciato con una importante e bella novità, per quanti sostengono la mobilità sostenibile:...

Posted by Eugenio Comincini on Wednesday, January 1, 2020

Liberi tutti.

Come anni fa, agli albori di internet, si poteva perfettamente capire dove sarebbe arrivato il mondo grazie alla facilità di trasmettere informazione ed offrire servizi a distanza che avrebbe offerto la tecnologia informatica, oggi si può già intuire quale direzione prenderà il mondo della mobilità nel prossimo futuro, e quali conseguenze essa avrà sulle nostre città e sulla vita di tutti i giorni. Per l'Italia questo è l'Anno Zero di una nuova Era, sarà impossibile perdere il treno, perché è già in viaggio.

Ora è il momento di diffondere la cultura della mobilità realmente sostenibile, di cui la micromobilità elettrica, argomento di questo blog, è una componente fondamentale.