Domenica 2 febbraio 2020 a Milano è stato imposto il blocco del traffico. Con alcune eccezioni - non pochissime - le automobili sono state bandite dalla città, che è tornata ad essere percorribile da tutti ed in ogni dove. Ho visto famiglie con bambini a bordo delle loro biciclettine prendersi tutta una corsia in mezzo a C.so Buenos Aires, ma ho anche visto frotte di persone percorrere marciapiedi di strade periferiche normalmente deserti. Le persone sono uscite di casa, e hanno fatto un'esperienza differente di vita in città, una versione basata sull'essere umano e la vivibilità.

Non ho potuto perdere l'occasione di fare un esperimento: quanto ci si mette a viaggiare in una città grande come Milano e con infrastrutture quelle di Milano, ma senza il traffico di Milano, utilizzando un monopattino elettrico?

Dal confine nordest della città fino a piazza San Babila, e ritorno. Via Padova, C.so Buenos Aires, C.so Venezia: 25 minuti alla media di 18km/h all'andata, e 23 minuti alla media di 16 per tornare (quasi) al punto di partenza, con un'andatura più godereccia.

Nel tentativo di creare un caso di test ho commesso però l'errore di non partire da una fermata della Metropolitana, in modo da poter fare un confronto con una tipologia di trasporto pubblico molto efficiente. Tuttavia la distanza percorsa, ed il tipo di itinerario, è molto simile a quello che si percorrerebbe, in strada, dalla fermata M1 di Sesto Marelli fino a quella di San Babila:

L'ATM ci fornisce i dati, la stima è attendibile, ma non si tratta della stessa misura presa con il monopattino: i 15 minuti sono calcolati dal momento in cui il treno parte dalla stazione di partenza a quello in cui si ferma alla stazione di arrivo, quindi i probabili tempi di attesa per l'arrivo del treno e quelli che servono per camminare dalla banchina all'uscita dalla stazione sono esclusi dal conteggio. Una stima approssimativa ma ragionevole è 10 minuti. Il tempo di percorrenza con la Metropolitana, quindi, è di 25 minuti. Perfettamente in linea a quello del monopattino.

Ma non basta: le due stime messe a confronto rappresentano un trasferimento puramente teorico: da una stazione della metropolitana ad un'altra. Rispetto ad i casi reali mancano altre tempistiche, ancora: quelle per i trasferimenti tra punti di collegamento, come il tragitto casa-metro, treno-metro, parcheggio-metro. A seconda di dove abiti e dove lavori, e di quali mezzi hai a disposizione, il tempo perso per trasferirti tra i punti di collegamento del trasporto pubblico può essere molto significativo: se hai la stazione del treno a 2km dovrai camminare per 20 minuti, ed altri 20 al ritorno. In monopattino elettrico, invece, una distanza normalmente percorsa a piedi in 20 minuti si riduce ad 1/3 del tempo, circa 7 minuti, e quei 13 minuti risparmiati sono spesso minuti molto preziosi, perché i trasferimenti da mezzo a mezzo hanno margini di manovra ristretti per la questione delle coincidenze: se arrivi in ritardo su un mezzo, questo ritardo tende ad amplificarsi sui trasferimenti successivi. Perdere la metropolitana delle 18.10 potrebbe significare perdere il treno che ti riporta a casa per le 19, rendendo la scelta del mezzo pubblico insostenibile e costringendo, di fatto, all'uso dell'automobile.

Ecco perché le strade delle città dovrebbero essere libere da quegli ostacoli semoventi che sono ormai diventate le automobili: non sono una necessità, sono un ostacolo. Privandoci della loro ingombrante presenza, i mezzi pubblici ed i veicoli meno impattanti potrebbero esprimere il massimo delle loro potenzialità, permettendo a moltissime persone di spostarsi in maniera più efficiente, su tutti fronti.

Da Corso Venezia a Piazzale Loreto, action cam sullo stelo dello Xiaomi Pro

Questa domenica di blocco del traffico non è stata solo una giornata di festa: è stata una visione sul futuro. Nessuno pensa che tutti, un giorno, debbano viaggiare in monopattino elettrico, od in bicicletta. Ma che si liberino gli spazi per gli strumenti di mobilità più virtuosi, questo sì. La visione delle carreggiate quasi vuote e, nello stesso tempo, delle file di auto parcheggiate è stata unica ma anche esemplare: almeno la metà della sede stradale è occupata da carcasse inerti di ferraglia, incapaci di muoversi se non con gran dispendio di risorse. Aggiungiamo quelle in circolazione, come succede ogni giorno della settimana, ed il danno è fatto: la città è occupata, ed inquinata, ad altezza suolo.

Nel giretto di domenica ho anche un aneddoto: al ritorno - si vede nel video - ho avuto il piacere di condividere parte della carreggiata con una strafichissima Tesla. Il conducente ha inchiodato a 10cm dalla mia ruota posteriore mentre ero fermo al semaforo - me ne sono accorto solo dallo stridere delle gomme, silenziosissima questa automobile! - poi si è messo di sbieco a 2cm dal mio gomito per aver la possibilità di bruciarmi in partenza, cosa che, comunque, gli ho concesso di fare. Dopo qualche decina di metri lui è scomparso all'orizzonte, io invece ho inforcato la ciclabile e l'ho percorsa fino in fondo. Alla fine l'ho ritrovato lì, fermo al semaforo successivo. Ho il sospetto che l'idea di essere stato raggiunto da un mezzo con 1/1000esimo della potenza del suo non gli sia andata giù, perché al verde è partito letteralmente a palla, seguito però dalla motocicletta della Locale. Mi sa che sono arrivato prima io, a casa.